Federica Panzanini *

La psicoterapia ericksoniana

Lo stato di ipnosi è uno stato mentale fisiologico, naturale della mente: è un terzo stato di coscienza al pari del sonno e della veglia ed è un meccanismo fisiologico comune a tutti gli esseri umani che viene semplicemente replicato e indotto dallo psicoterapeuta.

Ad esempio è un’esperienza comune quella di leggere appassionatamente un bel libro o di vedere un film particolarmente coinvolgente e di lasciarsi completamente assorbire dalla trama, di vivere con partecipazione emotiva le vicende di un personaggio come se in quel momento si fosse dentro al libro o dentro al film, dimenticandosi di tutto il resto, non badando ad esempio alla luce che cala all’interno della stanza, o a rumori che provengono dall’ambiente circostante. Un altro momento in cui spesso si è in trance senza averne consapevolezza è durante la guida, quando si percorre un tragitto noto: si mantiene un livello di attenzione che permette di reagire prontamente per evitare pericoli e guidare in maniera sicura, ma intanto si può pensare ad altro, ci si può focalizzare su un’idea particolare che restringe il campo della consapevolezza, o si può lasciare la mente libera di vagare. Questo tipo di trance spontanea è molto frequente e il più delle volte non se ne ha consapevolezza.

Nella seduta d’ipnosi, come nell’intero processo terapeutico, il paziente ha un ruolo attivo. Insieme essi creano un momento particolare di profonda sintonia ed empatia in cui il terapeuta guida e si lascia guidare dal paziente, osservando le sue reazioni, a volte ponendo domande dirette, lasciando che sia lui a indicargli quello che gli piace o gli è utile. Si forniscono input, immagini, si suggeriscono sensazioni, si evocano situazioni, reali o inventate, permettendo al paziente di completare, trasformare, far evolvere questo materiale nella direzione che corrisponde ai suoi bisogni di quel momento e in un modo che è soltanto suo. Si tratta infatti del “suo” lavoro, che il terapeuta guida, attivando le risorse del paziente, fornendogli strumenti, accompagnandolo e facendogli sentire la sua vicinanza emotiva e la sua partecipazione, ma è il paziente che trova le sue personali risposte, le soluzioni che vanno bene per lui.

Lo psicoterapeuta porta alla luce e attiva le risorse profonde della persona, risorse che appartengono alla sfera inconscia della sua mente e che di solito non vengono utilizzate nella vita cosciente. In questa, infatti, siamo abituati a funzionare secondo la logica, la razionalità, il canale verbale di comunicazione, l’analisi di dati e informazioni, che sono strumenti molto utili e fondamentali per risolvere i problemi della vita quotidiana, ma non hanno influenza sulla sfera emotiva: non si possono risolvere problemi emotivi con la razionalità. La mente inconscia dispone di un potenziale spesso inutilizzato che, una volta attivato, può portare il paziente a trovare soluzioni creative, a prendere in considerazione alternative e possibilità nuove, a cui non aveva mai pensato, uscendo dai suoi abituali schemi di pensiero, quelli che lo portano a vedere una situazione come senza vie d’uscita, ad analizzare i problemi sempre secondo una certa modalità che conferma e mantiene idee e concetti negativi su di sé o sulla propria realtà.
La psicoterapia ericksoniana aiuta a scardinare schemi rigidi e consolidati di pensiero e di lettura degli eventi, mostra al paziente come abbia un ruolo attivo nel costruirsi la propria realtà e come questa sia modificabile ampliando la prospettiva, immaginando come possibili altri scenari, considerando delle alternative.

Non è facile modificare i propri concetti, idee, abitudini: spesso le persone preferiscono mantenere i loro sistemi di valori e concettualità, per quanto svantaggiosi, piuttosto che accettare di cambiarli. Li sentono come parte di sé, della propria identità e hanno quindi paura di perdere aspetti e parti di sé, o di “perdersi” se li abbandonano. Oppure non si vogliono “contraddire”: c’è in noi un bisogno di coerenza e di continuità…

Capita spesso di trovare risposte a vecchie domande, o di lasciare che alcune domande non trovino immediatamente una risposta. Riike: “Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore, permettiti di amare le domande per se stesse, non pretendere le risposte che non possono essere date perché non potresti essere capace o pronto a riceverle, vivi le domande nel loro tempo presente, forse ti scoprirai un giorno, senza preavviso, a vivere nella risposta che hai tanto cercato.”

L’inconscio è un serbatoio di risorse, pieno di potenzialità inespresse che possono essere stimolate per cercare un aiuto di fronte a una difficoltà. Alla mente inconscia sono state attribuite le seguenti facoltà e funzioni: può contenere ed elaborare una quantità enorme di informazioni contemporaneamente (a differenza della mente conscia, che ha la capacità di contenere un numero molto limitato di informazioni per volta), dispone del pensiero simultaneo (mentre quello della mente conscia è sequenziale), in contrapposizione alla funzione logica della mente conscia, è la sede dell’intuizione e dell’associazione, della sensazione (esperienza primaria), mentre il pensiero (esperienza secondaria) è considerato una facoltà della mente conscia, gli stati di sonno, sogno e trance sono caratterizzati dal funzionamento della mente inconscia, mentre nella veglia è attiva la mente conscia, i movimenti “involontari” sono inconsci, la memoria storica è depositata nell’inconscio (l’inconscio è un magazzino d’informazioni con una capacità praticamente illimitata, ha registrato e registra continuamente un’infinità di dati su di noi e sulla realtà, contiene tantissimi ricordi che non sappiamo di aver conservato in memoria, che pensiamo di aver dimenticato, invece sono ancora a nostra disposizione e possono essere ritrovati), dalla mente inconscia proviene la comunicazione non verbale, mentre la comunicazione verbale è una funzione della mente conscia, così come la capacità di analisi, in contrapposizione alla sintesi, che è invece una facoltà inconscia, possiamo dire che, mentre la mente conscia cerca di risolvere i problemi, l’inconscio conosce le soluzioni, infine la mente conscia processa le informazioni mezzo secondo dopo l’evento, invece l’inconscio processa le informazioni in tempo reale, prima della consapevolezza dell’evento.

*Psicologa, spec. psicoterapia, docente di Tecniche d'induzione ipnotica presso la S.M.I.P.I. Società Medica Italiana di Psicoterapia e Ipnosi

Posted 28.02.08

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